Damnatio memoriae

Pieve di Teco, gennaio 2015. Per scrupolo di completezza, Daniela Scarrone, schedatrice incaricata della catalogazione dei beni della parrocchiale, decide di introdursi comunque in un malsano deposito situato nelle vicinanze della sacrestia.
L’ambiente, colonizzato da un numero impressionante di pipistrelli, ospita – si fa per dire – materiali esclusi dagli spazi della devozione, come ingombranti e poco decorose casse-reliquiario.
Sulla sommità di un vecchio armadio giace, arrotolata e schiacciata, una tela che il fotografo, pur riluttante, è indotto a dispiegare e a documentare.
Torna così alla luce dopo più duecento anni, per essere prontamente restaurata, una grande pala d’altare dipinta nel primissimo Settecento da Gregorio De Ferrari.
Era stata commissionata per l’altar maggiore della chiesa degli Agostiniani (tuttora esistente, anche se molto rovinata), ma era rimasta lassù per meno di un secolo. I religiosi, assai poco amati in paese, venivano espulsi nel 1797 dal regime filo-francese; e la pala di Gregorio era troppo emblematica per non essere coinvolta nella loro radicale damnatio memoriae. Non distrutta, ma tirata giù dall’altare: staccata dal telaio e “riposta”, per essere dimenticata.


Franco Boggero, Una pala di Gregorio De Ferrari per la chiesa degli Agostiniani a Pieve di Teco; e Riccardo Bonifacio, Relazione di restauro, in “Bollettino d’Arte”, 139, 2007.


 

 

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