I discorsi del glicine

A Novara Marittima,
oltretutto di domenica,
sotto il peso di un sole sbiadito:
fatto sta che ci sono venuto.

Con un trolley prodotto ad Hong Kong,
orgoglioso del suo ratatàn,
alle spalle un freddissimo treno,
e un futuro di fate morgane,
un futuro di fate morgane.

Non è sul mare Tarascona
ma c’era un pò questo clima;
ci sono stato nel secolo scorso,
a pensarci una cosa lontana.

Poi qualcuno mi spieghi l’arcano
del pacchetto con scritto su “Camel”,
ma la gobba si vede che è una,
chiaramente si vede che è una…

Non ci sono le zebre,
attraverso alla vecchia maniera,
più che un uomo una somma di aloni,
ma un baretto lo trovo,
un baretto lo trovo.

Il marciapiedi ha un disegno di rombi
giallo-limone su verde:
il piede destro sul giallo,
il sinistro sul verde,
se sbagli sei morto.

Giardinetti, cicale,
tavolini all’aperto, ci siamo:
pensionati pensosi
sotto un glicine pendulo.

“Una coppa del Nonno ce l’ha?”
(con la sua tazzuriella di plastica scura…)
E da bere un chinotto,
che così fa notizia
(che così fa notizia).

Diceva Lawrence d’Arabia in un libro
che per vedere l’essenziale
devi socchiudere gli occhi,
e guardare le cose
attraverso le ciglia.

“Il gelato rinfresca, però
alla fine mette quasi un pò sete!”
E tu digli senz’altro di sì,
con in mano il tuo gelato…

Uno dice l’estate,
la penuria e la pletora,
dromedari in esubero
e discorsi del glicine,
i discorsi del glicine.


Protagonista, quello che un tempo si sarebbe detto un commesso viaggiatore.
Sfondo al suo faticoso andare, una Novara Marittima, improbabile e afoso luogo di mare.

L’idea mi è venuta percorrendo, nel 2010, il piazzale antistante la stazione ferroviaria di Orbetello.
Volevo tornare su un motivo già presente nel Venditore di banane, cioè sugli strani pensieri che ti accompagnano “nei momenti di tensione o di fatica”; e ritrovare le fonti di quelle ispirazioni.
Senza che, per questo, il percorso del protagonista diventasse un doloroso girare a vuoto: nel polveroso cicalare di quella domenica emergerà infatti un baretto, dove la semplice ordinazione di una Coppa del Nonno e di un chinotto suscita negli avventori un discreto interesse.

L’associazione tra Novara Marittima e Tarascona è sollecitata dai ricordi, struggenti e sedimentati, del Tartarino di Alphonse Daudet letto in un’austera edizione B.U.R.

Nel gioco ritmato dei passi sulle piastrelle del marciapiedi ci potrebbe essere – ma non ne sono così certo – un po’ dell‘Homo ludens di Johan Huizinga (quello col libro in mano nella foto: che a citarlo si fa sempre una certa figura)

Di sicuro, la teoria di una “percezione essenziale” delle cose a palpebre socchiuse è espressa in un libro di Thomas Edward Lawrence, I sette pilastri della saggezza, di cui mi fece dono Nerio Marchi perché nelle sue 798 pagine scovassi una certa frase.
(Un’altra frase, non proprio questa: che comunque, a sua volta, non è male.)

A. Daudet, Aventures prodigieuses de Tartarin de Tarascon, Paris (E. Denti) 1875 (ed. cons., Tartarino di Tarascona, Milano 1951).
T.E. Lawrence, Seven Pillars of Wisdom, London (Cape) 1926 (ed. cons., I sette pilastri della saggezza, Milano 2008).
J. Huizinga, Homo ludens, Amsterdam 1939 (ed. cons., Torino 1946).

By |2018-04-16T23:50:02+00:0031/10/2016|Una punta da cinque|Commenti disabilitati su I discorsi del glicine