Campamento

Alla sua ultima lezione universitaria – aveva avuto la cortesia di invitarmi -, Gian Vittorio Castelnovi, ex Soprintendente e grande conoscitore della pittura ligure, si riferiva col suo caratteristico humour all’ampio ventaglio di significati sottesi alla nozione di opera d’arte.
Effettuando il servizio militare in qualità di geniere, aveva appreso – ci spiegava – come la definizione di “opere d’arte” fosse impiegata per le latrine scavate ai margini di un attendamento.

Nell’ estate del ’96 mi trovavo, con Sandra Perugini e Massimo Bartoletti, in un rustico campamento sulle rive del Rio Napo (ancora in Ecuador, ma già all’interno del bacino amazzonico). Esisteva, non lontano dalla nostra palafitta, una sorta di toilette che faceva pensare a un trono di legno, piazzato su una pedana di tronchi e sormontato da una sorta di padiglione.
Forse “opera d’arte” a sua volta?
Di sicuro, il servizio risultava chiaramente occupato quando l’ospite si trovava bene in vista sul sedile.


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