Non ho perso la voglia di fare bagni nel fiume: e lì si dice fiume (“Andiamo al fiume”), anche se si tratta di torrenti, l’Orba o il Piota.
Mi piacciono l’odore dell’acqua, il verde dei boschi che si specchiano nell’acqua – i cosiddetti boschi ripali, fatti di pioppi e salici che crescono sulla sabbia e sui ciottoli delle sponde.
Ci sono, qua e là, rovine di vecchi insediamenti; ruderi di barriere, piloni di ponti spazzati via da antichi disastri. Guadi, con pietre che emergono dall’acqua bassa. Pozze, anche profonde, e pareti di conglomerato, con qualche sporgenza adatta per i tuffi.
Da ragazzo, mi piaceva immaginare in quei siti tanti possibili appostamenti: intravedevo penne di comanches nel baluginare delle foglie di qualche pioppo di fiume, il Populus nigra.
Leggevo i romanzi di Tommy River1 e i fumetti di Tex2 o dei suoi succedanei, riambientando sul fiume tutte quelle storie.
Mi accade anche oggi di osservare in un certo modo gli indizi di un accampamento – perché da quelle parti ci si accampa ancora -, o le tracce (umane? di animali?) che formano disegni complessi sul letto fangoso di un lago; fosse anche solo un bacino artificiale che si allunga fra i pini e si è molto abbassato di livello.
Perché insomma, sempre fiume è.


1M. Milani, Tommy River, Milano (Cino Del Duca) 1959, primo romanzo del ciclo.

2Le immagini sono tratte da Tex – Collezione storica a colori (“I fumetti di Repubblica-L’Espresso”), nn. 23 (La valle della paura), 29 (Terrore sul rio Sonora), 45 (Zanna Bianca).