Poi c’ è lui che al crepuscolo parte
e si reca giù al bar:
son chilometri, quattro si dice
tutti da camminar.

Perché l’auto (la sua) è a dormire da Dante
e perché pensa che un giorno Negrini
con in spalla una bici e una capra
giusto per faticar

salì sopra quel monte che vedi
proprio dopo girata la curva
che il sudore piangeva per terra
come può piangere il mar.

E lui va con le cuffie alle orecchie
e gli fanno l’inchino le spine
e strombazzan le nubi e la rosa
si sente arrossar.

E il crepuscolo in fondo alla sera
come il nero della damigiana
il crepuscolo in fondo alla sera

si è andato a ficcar.

E lui entra e si lascia le cuffie
fa dei cenni ma pochi e sfuggenti
la barista confessa a un cliente
che cederà il bar

E di nuovo c’è lui per la strada
che Negrini anche qua si allenava
e la capra l’aveva venduta
e via pedalar.

E il ritorno è la strada dell’orto
a sinistra del bivio gli duole
uno zigomo un po’ come quando 

sta per nevicar.

E lo zigomo duole e anche il polso
e una gatta si getta nel fosso
cadon fiocchi che sembra la schiuma
del latte là al bar.

Cadon fiocchi che è mezzanotte
e il Meleto gli pare la Russia
e le cuffie gli suonano Mina
e il freddo è lo zar.

Testo: Gianni Priano
Musica: Franco Boggero e Michele Cogorno

Franco Boggero: voce
Michele Cogorno: chitarra
Franco Piccolo: fisarmonica