Luce che passi sotto
Luce che passi sotto un’altra porta chiusa sguardo da sotto in su che quasi chiede scusa Fuori dai cerchi magici con mezza ala voli non hai un pensiero unico solo pensieri soli
Luce che passi sotto un’altra porta chiusa sguardo da sotto in su che quasi chiede scusa Fuori dai cerchi magici con mezza ala voli non hai un pensiero unico solo pensieri soli
La notte si mangia le nubi il loro giocare a sembrare un gatto la barba di Darwin, un rene, un veliero nel mare Si mangia, la notte, quel fare che è tutto un travaso, una pena Piegare tovaglie, la schiena lavare stoviglie, la faccia
E uno dice che in un posto come Genova certe cose non succedono mai, tutto quanto è già scontato, prevedibile: “È la base che ti manca, è la base che ti manca…”
Fermi a un passaggio a livello mi hai parlato di te in un modo che io non conoscevo Piano mi hai sfiorato una mano sussurrato parole dimenticate
Con Andrea Piccardo, anima e motore della della “Genoa Comics Academy”, avevo concepito qualche anno fa l’idea di un fumetto sul ciclista Antonio Negrini, il gregario di Costante Girardengo. Io mi sarei dovuto cimentare in una sorta di sceneggiatura, mentre Andrea avrebbe lavorato sull’immagine grafica del personaggio.
Percorrendo in discesa, lungo il suo minuscolo asse viario, il borgo medievale di Lerma si finisce, quasi di colpo, sul ciglio della rocca. E da lì, lasciando spaziare lo sguardo, si finisce per individuare, sulla riva del torrente, una serie di grandi disegni fatti con i sassi. Una specie di tranquillo geroglifico che verrebbe voglia di poter interpretare (ma che tutto sommato è anche piacevole così, da guardare e basta).
La porta è affiancata - a destra, sul muro - da una timida scritta che potrebbe indicare la sede di un’associazione, forse di una cooperativa. Ma sopra, l’insegna dipinta a grandi caratteri chiarisce come quella fosse già la Casa del Popolo. E al di sotto trapela un’altra scritta, di analoghe dimensioni, facilmente deducibile (Casa del Fascio).
Tra i molti testi interessanti di cui un caro amico, Bruno Ciliento, da tempo mi gratifica, ne ripesco uno che forse non avevo considerato con la dovuta attenzione. A meno che, a suo tempo, non l’avessi lasciato da parte proprio perché me ne sentivo in qualche modo coinvolto… (Ma no, non credo.)
Passi per Cremolino e l’occhio si sofferma su una bella casa lungo la strada: la classica dimora di fine Otto. C’è infatti la data 1884 sopra la porta d’ingresso, e lungo la facciata un pergolato sorretto da colonnine di ghisa. L’immancabile torretta, e a fianco della casa, su un corpo di fabbrica minore, la statua di un ragazzino pensoso. Siamo - direi - un po’ con De Amicis e un po’ con Gozzano.
Che la monumentalità non sia legata a semplici questioni dimensionali, lo sappiamo; ovvero, dovremmo saperlo. È bello però averne, di quando in quando, una sorprendente conferma. Pensavo alle microsculture in carta e colla di Stefano Mosto: figure alte poco più d’un centimetro, essenziali nei volumi ma ben definite nell’atteggiamento e nell’espressione dei rispettivi movimenti.