Una necropoli tardo-minoica (XIII-XII sec. a.C.): a Creta, una decina di chilometri a sud della città di Rethymno.
Non so cosa mi abbia colpito tanto mentre mi aggiravo tra le trecento e più sepolture di questo grande cimitero immerso in una foresta di querce.
Sono corridoi scavati con grande cura nella roccia: li percorri a partire da scalini d’accesso in discesa, passi tra le due pareti convergenti verso l’alto, e in fondo trovi piccole camere funerarie.
Avevo in testa, con la diligenza dello scolaretto, le strutture dell’età micenea (quindi, più tarde). Cose monumentali, con un ampio corridoio che conduce a un poderoso edificio circolare (il ‘dromos’ e la ‘tholos’ dei manuali).
Mentre qui, ad Armeni, tutto è – come dire? – piacevolmente intimo e sottomesso.
(O se preferiamo, sommesso.)
Ma poi – mi dice l’amico Piero B., che ha visto quelle mie foto – ci sarebbero gli accessi ai misteriosi pozzi sacri della civiltà nuragica. E i più antichi di quei pozzi, per quel che riesco a intendere, potrebbero addirittura precedere di un secolo e più la ‘mia’ necropoli minoica…
Va be’. Inserisco un’immagine, e qui mi fermo.




